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martedì 25 luglio 2017

Ciao Giulia

Dopo diversi mesi torno a scrivere una riflessione sul blog. La morte di mio padre ha lasciato in me una ferita profonda ed ha cambiato l’impostazione della mia vita. Fino ad allora ho goduto di un “magico equilibrio”,  in cui riuscivo a gestire il lavoro, l’attività sportiva e la collaborazione con mio padre nel condurre la piccola azienda agricola di famiglia. Tradizione, amore per il territorio ed orgogliosa testimonianza di piccolissime eccellenze locali. Da mio padre ho avuto veramente tanto e solamente una tragica fatalità ha messo fine a quel magico equilibrio. Una “sospensione del tempo” in cui l’integrità psicofisica di mio padre si è mantenuta perfetta.

Ora sto cercando di riposizionarmi per non perdere il contatto con l’attività sportiva che è da sempre parte integrante della mia vita. Oggi però  il mio pensiero va ad una persona il cui percorso di vita è stato breve e sfortunato. Parlo di Giulia, la ragazza che lo scorso anno ci ha dato la possibilità di costruire un progetto solidale attorno al cammino da San Francesco a Francesco.

Grazie alla generosità di tante persone e all’impegno dei miei compagni di avventura abbiamo raccolto i fondi per l’acquisto di un elevatore per la carrozzina di Giulia bloccata da una malattia che lasciava poche speranze. Anche Giulia doveva seguire un percorso per una nuova terapia che aveva aperto qualche spiraglio di guarigione. C’era davvero tanta speranza in quel passaggio stretto ma che sembrava possibile.
Nonostante l’impegno dei medici che l’hanno seguita e delle cure amorevoli della famiglia, Giulia non ce l’ha fatta. C’è molta tristezza in me ed in chi ha conosciuto Giulia e la sua storia. Anche in questo caso un gioco del destino beffardo ha colpito in maniera devastante le speranze di una giovane vita.

Giulia era molto brava a disegnare e per il nostro cammino ci preparò un disegno che divenne il nostro portafortuna. Fu proprio così, il cammino andò benissimo, e al ritorno passammo a salutare Giulia. Un momento molto bello e toccante: poche ore prima avevamo stretto la mano al Papa e il suo messaggio “non lasciatevi rubare la speranza” l’ho letto negli occhi di Giulia. Rimasi veramente colpito dall’intelligenza della ragazza, dalla sua carica vitale, nonostante la disabilità.

Nei mesi successivi ci fu la consegna e l’installazione dell’elevatore per la carrozzina di Giulia sull’auto del padre , fu un momento d’ orgoglio per noi spazzorunners, sentivamo che c’era tanta solidarietà attorno a Giulia, a chi soffre. Fu una dimostrazione di come sia possibile sostenere le persone più bisognose attraverso la sensibilizzazione e l’informazione. La sensibilizzazione e l’informazione che ha voluto trasmettere Giulia attraverso gli ultimi suoi scritti pochi giorni prima di morire. Colpisce veramente il suo talento nel descrivere  la sua storia, per la lucidità, l’ironia, la determinazione con cui esorta il prossimo  a lottare per non lasciare nessuno indietro, per trovare sempre fino all’ultimo un motivo di speranza.

Ci hai lasciato un grande insegnamento, grazie Giulia. Non dimenticheremo i tuoi disegni, i tuoi scritti e i tuoi occhi che cercavano la vita.

FIORENZO

sabato 24 dicembre 2016

Un uomo solo è al comando

“Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi” disse il telecronista Mario Ferretti aprendo la radiocronaca della storica impresa del grande Fausto Coppi nella terzultima tappa del giro d’Italia del 49, la Cuneo – Pinerolo dove il Campionissimo percorse in fuga solitaria 192 km e cinque colli alpini.
L’accostamento potrebbe sembrare blasfemo ma cresciuto in una famiglia di coppiani quella frase la sentivo sempre ripetere da mio padre e mi è rimasta in testa e forse la mia testa stava “partendo” per la fatica e il caldo durante la tappa Piediluco-Poggio Bustone, la più breve ma non per questo la meno insidiosa.
Stavamo salendo per una strada bianca molto ripida completamente al sole e stavamo per toccare il punto più alto di tutta la nostra camminata quindi la “cima Coppi” ecco che allora vedendo Fiorenzo che passo dopo passo ci staccava mi è venuto questo paragone.
Fiorenzo è di quelle parti, di Castellar Guidobono quindi in qualche modo il paragone sta in piedi e forse anche il fisico ricorda il Campionissimo.

Io e Gian lo abbiamo conosciuto il 21 giugno 2011.
Gli spazzorunners avevano iniziato a muovere i primi passi ma già avevamo degli estimatori, tra questi Massimo Brusasco, giornalista del Piccolo nonché conduttore del talk show “il salotto del mandrogno” ma soprattutto uno che predica bene e razzola bene e che ci vuole bene, ci esalta sempre al di la dei nostri “pochi” meriti.
Massimo ci chiama e ci invita a fare una tappa di Uniamo la Provincia un’impresa (si una vera e propria impresa) condotta da due cugini di Castellar Guidobono Paolo e Fiorenzo Piccinini.
L’impresa consisteva nel percorrere  la provincia toccando tutti i 190 comuni e la tappa del 21 giugno era Pecetto, Montecastello, Pietra Marazzi, Rivarone.
I due non erano dei professionisti sostenuti da sponsor che gli pagavano vitto alloggio o quant’altro, ma due amatori (poi conoscendoli meglio due atleti) che dopo aver lavorato tutto il giorno appena staccavano si facevano magari 100 km in macchina per andare in val cerrina a fare la tappa di corsa, magari da 30 km e poi tornare a casa……
A me e soprattutto al Gian, che come dice Massimo Brusasco “quando il gioco si fa duro Pasquinelli fa merenda” ci sembrava una sfacchinata incredibile  una cosa da pazzi e invece sostenuti da qualche amico e parente che li seguiva in macchina per porgere una borraccia e poi riportarli a casa giorno dopo giorno si sono fatti tutta la provincia.
Ci troviamo davanti al comune di Pecetto , una breve presentazione e via di corsa…..ma questi corrono veramente cavoli, non si scherza meno male che ci si ferma davanti al municipio di Montecastello dove i due cugini portano una lettera di Libera, l’associazione di Don Ciotti, eh si le cose che fanno Fiorenzo e Paolo non sono fini a se stesse ma c’è sempre un messaggio da far passare e li c’era un messaggio di legalità.
 due foto e si riparte per Pietramarazzi e poi Rivarone  e poi a cena all’Isola ritrovata locale alternativo di Alessandria dove ci conosciamo meglio e ci salutiamo sicuri che ci rivedremo
Infatti li aspettiamo all’arrivo dell’ultima tappa davanti al Comune di Alessandria dove li celebriamo  insieme a, secondo noi, poca gente.
Poi li rincontriamo l’anno dopo dai Martiri della Benedicta a Cantalupo Ligure sulle strade della memoria e della resistenza e poi l’anno dopo, l’anno della sentenza Eternit, da Volpedo a Casale e poi l’anno dopo ancora da Valenza ad Alessandria sempre sui cammini di libertà insomma il sudore e la fatica 
 per celebrare qualcosa di importante.

Così Fiorenzo diventa un interlocutore insostituibile per noi spazzorunners , per attuare quei progetti  che al Gian ciclicamente vengono in mente e io …….. non so dirgli di no.
Si parte da un progetto che non vi sveleremo (perché prima o poi lo attueremo) e siamo ripiegati, si fa per dire sul progetto “ da Francesco a San Francesco”.

Ma eravamo rimasti alla salita alla cima Coppi, io e Fabio arranchiamo e lo vediamo lassù,  maglietta bianca con zaino azzurro che si allontana sempre più e poi si ferma ci aspetta e ci incoraggia dicendo che “spiana” ma non spiana ancora  e allora penso alla tappa precedente, dove dopo la volata per arrivare in tempo alle cascate delle Marmore ci aspettava una salita durissima per raggiungere il lago di Piediluco e lui èl davantia tirare  e poi alla tappa ancora prima dove dopo la la birretta a Spoleto io mi rilasso anche davanti alla maestosità dell’acquedotto romano non sapendo che ci aspettavano ancora 3 km di tornanti nel bosco sacro di Monteluco e lui sempre li davanti a tirare.
Oppure quando con la sua consueta ferma gentilezza  mi ha “ammonito” dall’usare le scale mobili che a Spoleto portavano alla piazza del Duomo scattando su dalle scale e allontanandosi velocemente da chi da dietro lo seguiva
Ma chi tirava nella prima tappa sul monte Subasio sferzati dal vento??? sempre lui l’aquilotto bianco e azzurro.
E nelle ultime due durissime tappe laziali? ma che te lo dico a fa’!




No senza Fiorenzo non ce l’avremmo fatta.
Ma lui le cose le prende sul serio….tra l’altro ha un 2he47’ sulla maratona quindi quando si parla di atleti non è che diciamo un’eresia.
Lui si è allenato duramente nelle dieci settimane che hanno preceduto la camminata, lui ha studiato le tappe nei minimi particolari: chilometri , altimetria ecc. quando percorriamo i nostri sentieri ogni tanto tira fuori una cartellina arancione con tanti fogli con tutti i dettagli, magari cerca gli occhiali perché senza non legge nulla ……e poi li ha appoggiati in testa.

Fiorenzo …alla prossima!

Roberto

lunedì 12 dicembre 2016

7. Ai sùma

Ci siamo, “ai sùma” in dialetto alessandrino. Un’espressione che ho usato anche in occasione dell’ultima tappa dell’esperienza Uniamo La Provincia. Eh sì, questa iniziativa fonda le sue radici in quella indimenticabile cavalcata che ci ha portato a toccare tutti i 190 comuni della provincia di Alessandria. L’incontro del 21 giugno 2011, in occasione della 56^ tappa, con i “neonati” Spazzorunners mi ha aperto nuovi orizzonti; interloquire con persone con cui si condivide la passione per la corsa, l’amore per il territorio e la sua tutela è stato un punto di partenza per costruire le successive iniziative sino a sfociare in quest’ultimo e grandioso cammino.

Dopo l’interminabile sesta tappa,siamo ormai ad un passo dalla meta finale. Al risveglio ci sentiamo carichi e concentrati come non mai, la fatica degli ultimi giorni sembra svanita (Fulvio Massa docet), c’è una particolare sensazione in noi: da una parte la grande soddisfazione per essere ad un passo dal traguardo, e dall’altra una sorta di nostalgica malinconia per l’imminente fine di questi sette giorni che ci hanno visti uniti nell’affrontare questo cammino. Abbiamo condiviso pane e fatica, il calore del sole che faceva bruciare la pelle, ma anche tante meraviglie del creato dall’alba al tramonto. Luoghi, situazioni, incontri ,emozioni(vissute e cantate!), momenti che rimarranno incastonati nella nostra memoria di uomini maturi. Ognuno di noi potrà aggiungere al proprio bagaglio di esperienze di vita questi sette giorni vissuti così intensamente come un piccolo tesoro conquistato passo dopo passo (è proprio il caso di dirlo!) con impegno e determinazione.
Quest’ ultima tappa va percorsa e non sarà una semplice formalità. Il Gian, con un sorriso sbarazzino, tira fuori dal cilindro delle sue magie l’ennesimo coniglietto e ci comunica che dobbiamo arrivare entro le 16 perché alle 17 siamo attesi in Campidoglio. Un ulteriore sorpresa che si è materializzata grazie all’impegno del nostro ideologo. Quindi forza ragazzi! Cerco di spronare i miei compagni perché, come sempre, sono il più ansioso nel cercare di arrivare a destinazione.

Il comandante ci “deposita” a Monterotondo, località a pochissima distanza dal nostro albergo, lo salutiamo e ci diamo appuntamento a Roma. Fa un certo effetto dire ci vediamo a Roma, e si perché dopo aver attraversato due regioni, passando per località a noi (ed ai più) sconosciute, in zone impervie e semideserte, questa volta arriviamo nella capitale. Roma capitale d’Italia ma non solo, Roma caput mundi ed infine centro della cristianità. Ed è proprio quest’ultimo aspetto quello su cui fonda il senso del nostro cammino: da San Francesco a Francesco. Unire questi luoghi simbolo, Assisi e Roma, nel nome del santo patrono d’Italia e dell’attuale pontefice, per portare un messaggio di pace e solidarietà. Solidarietà che stiamo raccogliendo da parte di tante persone per dare un senso completo all’iniziativa, devozione che diventa azione concreta per dare un piccolo sostegno ai più bisognosi.

Bene, con gli zaini carichi di entusiasmo perlustriamo la città per trovare il punto di partenza del cammino. In questo siamo coadiuvati da un simpatico operatore ecologico del comune Stefano ”er Pippetto”, un bel modo per iniziare l’ultima fatica. Usciti dalla città iniziamo un piacevole saliscendi attraverso queste dolci colline, sino ad arrivare ad un punto dove le indicazioni sono poco chiare, o come capiremo di li a qualche km sbagliate. Eh sì, anche in quest’ultima tappa non c’è niente di scontato e dopo due km su un sentiero dubbio finiamo contro uno steccato dove l’agricoltore che incontriamo ci da le indicazioni giuste per rientrare sul percorso .Non siamo i primi tratti in inganno dalla segnaletica, ce lo conferma l’agricoltore, almeno questo ci consola, anche se non ci evita i km in più!

Siamo In località Vallericcia, da qui entriamo nel parco della Marcigliana che ci accompagnerà sino alle porte di Roma.Colline morbide che rendono piacevole il cammino, sembrano quasi una sorta di carezza al territorio. Il sole anche oggi da il meglio di se stesso: è stato un fedele compagno di viaggio, l’abbiamo percepito in tutte le sue declinazioni dai raggi più teneri del mattino, a quelli possenti delle ore centrali,per poi scemare sino al tramonto con i suoi splendidi colori. Viene da dire grazie fratello sole!

Giunti alla sommità dell’ennesimo colle,un sussulto al cuore: Roma! Eccola davanti a noi, immensa, maestosa, con il “cupolone“ di San Pietro che si erge al centro della città. E qui parte un coro da stadio: “Roma Roma Roma…”. Un brivido di particolare emozione ci pervade, si è aperto davanti a noi l’ultimo palcoscenico di quest’avventura. Ora siamo nelle retrovie ed i contorni di quel palco sono appena delineati, sarà un crescendo di emozioni sino a varcare piazza San Pietro. Come marinai che hanno avvistato terra per l’approdo, anche noi ci sentiamo rinfrancati da questa imminente conquista. Siamo comunque ancora in aperta campagna e dovremo sudare non poco per giungere alla nostra meta finale.




Rincuorati e più determinati che mai procediamo sugli ultimi tratti del parco, sentiamo quasi l’avvicinarsi della metropoli con le sue braccia tentacolari che vanno a distendersi fino a diradarsi al limitare della campagna. Le strade asfaltate e le prime costruzioni sanciscono la definitiva entrata nella città eterna. Una foto su un tombino fognario, con ai quattro lati le nostre scarpe impolverate ad incorniciare la scritta “SPQR” sono l’emblema di questa esperienza.

Siamo in via della Buffalotta, lunghissima interminabile e, se vogliamo essere anche oggi un po’ “spazzorunners”, non proprio un bel biglietto da visita per la capitale. Purtroppo dobbiamo constatare che è così e non basta recriminare contro le varie amministrazioni che si sono succedute, secondo noi è anche una questione di mentalità che deve cambiare: piccoli passi possono condurre a lunghi cammini; piccoli gesti quotidiani e collettivi possono portare a grandi risultati.

Momento goliardico quando passiamo sotto il grande raccordo anulare, qui parte la parodia del “Guzzanti-Venditti” magistralmente riproposta dai miei compagni, risate abbracci e avanti!

Proseguiamo sotto il sole cocente, è passata l’ora di pranzo ma per noi oggi non c’è sosta, solo qualche fontanella per dissetarci. Arriviamo all’imbocco di via Nomentana, superiamo il ponte sul fiume Aniene e siamo lanciati verso il cuore della città. Però un gelatino suggerisce qualcuno, giusto per rinfrescarci un attimo, ma sì dai! Un pò stupiti i due commessi della gelateria dove entriamo, vedendo entrare quattro ultracinquantenni visibilmente accaldati con tenuta sportiva. Il Gian cattura subito l’attenzione e la curiosità dei due giovani con una simpatica battuta: “Passati i cinquant’anni vengono in testa idee sempre più strane, ora siete troppo giovani non potete capire…”. Davvero incuriositi i due ragazzi ci chiedono quale sia l’esperienza che stiamo portando a termine, e alla fine capiscono anche se non hanno 50 anni! Grazie mille, e il gelato era pure buono.

Via si prosegue verso la conquista della città, eh sì sembra proprio una marcia di conquista quella che va a mimare l’Ing. davanti al monumento al bersagliere di Porta Pia. Altro momento da incorniciare quello del passaggio sotto l’arco di Porta Pia, un emblema della nazione, e noi da buoni piemontesi ci teniamo a sottolinearlo. Quindi la conseguente via Venti Settembre, qui inizia una sequenza di palazzi ministeriali sino a portarci in piazza del Quirinale. È solamente la terza volta che vedo Roma e sempre per pochissimo tempo.I miei compagni, molto più presenti di me nella capitale, sanno destreggiarsi bene facendomi da cicerone lungo queste vie. Io cerco di catturare tutto con l’occhio della macchina fotografica, mi sento come se fossi sommerso da una serie di pacchi regalo da aprire in continuazione. Ecco l’altare della patria; una patria che oggi ci sentiamo di amare in maniera ancora più intensa. Ancora vie importanti i cui nomi risuonano spesso sui vari mezzi di informazione. Il ponte sul Tevere e quindi Castel Sant’Angelo, da qui siamo veramente ad un passo da piazza San Pietro. Il Gian ci raduna e quando siamo abbracciati a cerchio, con la voce rotta dall’emozione ci dice: “ ono fiero di questa esperienza e sono fiero di voi, grazie”. Siamo pervasi da un brivido di gioia che “inteder no la può chi non la prova”. E su quest’ultimo sussulto del cuore corriamo per via della Conciliazione sino alla tanto attesa Piazza San Pietro. Fabio detta il passo e noi dietro, davanti alle transenne che delimitano la piazza c’è Piero un caro amico del Gian che ci sta riprendendo. Eccoci all’arrivo con tanto di applauso finale da parte di un gruppo di ciclisti che hanno appena terminato la loro fatica. Siamo arrivati! Un grande abbraccio tra noi, il cammino è terminato le emozioni non ancora...

FIORENZO


domenica 4 dicembre 2016

6. Il tappone

Ed eccoci alla sesta e temutissima tappa; il “tappone” o  la madre di tutte le tappe, come qualcuno l’ha definita. Non è che fin qua si sian fatti quattro passi, il mio personale totalizzatore è arrivato a quota 182,65 km, che sono 36,53 km al giorno per cinque giorni. Mi piace giocare con i numeri, e fare calcoli continui su medie chilometriche, tempi di passaggio ecc., una sorta di deformazione professionale, o come sostiene qualcuno una patologia, sarà…

La sveglia stamane è suonata abbastanza presto, il Gian mi ha tenuto a debita distanza (letti separati e ben distanziati!) ed ha il volto più disteso rispetto alla mattina precedente, bene.

Siamo concentrati, questo è lo scoglio più difficile da superare, ma siamo convinti di farcela, e poi potremo guardare con ottimismo all’ultima tappa. Quando arriviamo nella bella piazza medievale di Poggio San Lorenzo, incontriamo un pellegrino e subito fraternizziamo con lui. Parla in maniera composta: un po’ di italiano, poi francese, quindi qualche deviazione spagnola. Con il Dottore parla in inglese, racconta che è partito da Parigi tre mesi fa,cartine alla mano uno zaino enorme, e due scarpe che recano i segni dei km percorsi, fantastico! Sta aspettando l’orario di apertura dell’ufficio del pellegrino dove vengono registrati i passaggi dei viandanti. Noi non siamo così pazienti e soprattutto non abbiamo bisogno di certificazioni. Buon viaggio viaggiatore.



Il primo tratto in discesa ci serve per iniziare in maniera tranquilla questa lunga giornata. Il Gian ci avverte che per le 9 saremo chiamati da Paola Testa in diretta telefonica con l’emittente alessandrina Radio Gold. Paola Testa è una sostenitrice della prima ora degli “Spazzorunners”ed in questo progetto è stata fondamentale per la costruzione e lo sviluppo dell’iniziativa. Un grazie particolare per il prezioso aiuto. Gianfranco ci  esorta ad essere composti nelle nostre dichiarazioni: mi raccomando non facciamo figuracce…. Una piacevole chiacchierata con gli amici alessandrini che ci sostengono da lontano: raccontiamo come sta procedendo il cammino verso Roma, fatto di fatica e sudore ma anche di momenti di grande soddisfazione, una conoscenza profonda del territorio, una “conquista“ passo dopo passo.

Immersi nelle campagne percorriamo piacevoli saliscendi alternando coltivazione di ulivi a boschi di cerro e querce. Dal fondo valle ammiriamo l’abitato di Monteleone Sabino e, automaticamente, la mia mente ritorna a ricordi scolastici e alla leggenda del “ratto delle sabine“. Superiamo scorci pittoreschi, un piccolo ponte ed i ruderi di un antica mola ad acqua, risaliamo sino al cimitero di Monteleone Sabino. Entriamo nell’area archeologica di Trebula Mutesca,vediamo anche la chiesa di Santa Vittoria, scopriamo che c’è anche un percorso sui luoghi della Santa. Piccola sosta dinanzi ad una lapide a ricordo delle vittime di una strage nazista durante la resistenza, anche in questo percorso sono molteplici i segni della lotta di liberazione, ci soffermiamo qualche istante a leggere le parole che esortano il viandante a ricordare il sacrificio di queste vittime innocenti.



Ancora saliscendi impegnativi, ma molto panoramici che ci distraggono dalla fatica e siamo alle porte di Poggio Moiano, piccola sosta per ristorarci alla fontana posta dinanzi alla chiesa di San Martino risalente al X secolo. Passiamo il centro abitato e siamo ancora immersi nelle campagne, case sparse, povere, la pastorizia qui è una delle poche risorse della popolazione. Sembra quasi che ci sia un aria di degrado, di vita difficile in queste zone, terra arsa dal sole, pietrosa. Mentre stiamo raggiungendo un gregge recintato dall’abitazione adiacente esce una giovane dai lineamenti gentili, delicati, cammina davanti a noi e si posiziona all’entrata del recinto, come a volerlo presidiare dalle minacce di quattro strani tipi con zaino sulle spalle. Passiamo e salutiamo educatamente,la giovane risponde al saluto, ci guardiamo e commentiamo questo incontro. Ci chiediamo cosa ci sarà dietro questa azione così decisa? Gli ordini di un padre autoritario?, la paura di perdere qualcosa di importante?. Pensiamo a quale tipo di vita faccia questa giovane, a quali siano le sue aspirazioni, se sia felice o meno quassù. Tutto questo rimarrà, per noi, il mistero della pastorella.

Proseguiamo su questi crinali esposti al sole che anche oggi ci accompagna in tutto il suo splendore, siamo alle pendici del monte Calvo. Camminiamo in direzione Ponticelli di Scandriglia, seguiamo le indicazioni  sino ad un fondovalle dove perdiamo il segnale della via di Francesco , proseguiamo e scopriamo che abbiamo aggirato il paese di Ponticelli ed allungato un poco il percorso … proprio oggi,non ci voleva!comunque rientriamo sulla via esatta dopo 24, 6 km , e con grande sollievo c’è il comandante con il camper ad attenderci. La sosta oggi sarà brevissima il tempo di fare rifornimento di acqua e mangiare un panino . Andiamo ragazzi la strada è ancora lunga, iniziamo in silenzio questa seconda parte del cammino perlomeno siamo su strade asfaltate e pianeggianti . La direzione è Acquaviva di Nerola  la segnaletica ci porta a deviare in un tratto che sale per diversi km sino a giungere su una superstrada molto trafficata  di recente costruzione e non contemplata nel nostro percorso. La fortuna ci assiste in quanto in una piazzola vediamo un bar ambulante, dove per prima cosa ci dissetiamo , e poi chiediamo lumi sul percorso . Molto gentilmente ci danno le indicazioni giuste anche se sono un po’ scettici sull’esito finale della tappa. “Un ve vedo bene, me sa che stasera ve vengono a pià, che ve faccio un caffettino per tiravve un po’ su?” Questo l’ironico commento in madre lingua del gestore  del bar. Non ci perdiamo d’animo e proseguiamo con rinnovato impegno e ritorniamo a percorrere strade e sentieri in mezzo ai boschi ed alle campagne , risaliamo verso Montelibretti . Il percorso è piuttosto impegnativo cerco di spostare l’attenzione dei miei compagni verso il panorama che in questo tratto è ricco di frutteti . L’ultimo dai che spiana!è quello vero siamo a Montelibretti e da un calcolo sommario mancano ancora 13 km , siamo a quota 37 , possiamo farcela . I visi sono tirati , ma non si molla!Il percorso diventa più agevole , anche se qualche “dolce”colle bisogna scalarlo ancora. Siamo sul far della sera, e  un lungo viale alberato con dei pini marittimi ci accompagna . Vediamo  molte persone correre o camminare una sorta di palestra a cielo aperto . Il frangente  è davvero particolare un via vai di sportivi e quattro tipi con lo zaino che chiedono : scusi quanto manca per Mentana?Le risposte sono sempre un po’ vaghe 4- 5 km circa, ma sappiamo come vanno queste cose il senso della misura è una prerogativa di pochi . Il sole che va a riposarsi dietro le colline è sempre uno spettacolo grandioso, siamo sul viale del tramonto : anche in senso metaforico?ma … Siamo alle porte di Mentana quando mi giunge un messaggio di mio cugino Paolo che come ogni giorno vuol sapere come  è andata la giornata . Con una battuta, e  da buon esperto storico  cita le truppe pontificie che respinsero Garibaldi  nell’ottobre del 1867 e mi chiede se a noi è andata meglio . In realtà  sembra davvero che la città faccia di tutto per non farsi raggiungere , ma alla fine ci siamo, eccolo! Il cartello con la scritta ”Mentana città garibaldina”. Fabio si inchina davanti al l’insegna , un gesto di riconoscenza,  e anche di sollievo perché pensiamo di essere praticamente arrivati . Il dottore timidamente ci fa notare che il nostro albergo è leggermente decentrato dall’abitato. Sta diventando buio aggiriamo la città di Mentana e  percorriamo un ultimo e lunghissimo viale . Quando  vediamo l’insegna dell’Hotel  Life,un urlo di gioia: ci siamo è fatta!53,4 km. I volti stravolti dalla stanchezza ritrovano il sorriso -1 Roma è vicina!

Nell’ampio parcheggio dell’Hotel, Fulvio ci attende sul camper , stremati dalla fatica e  arsi dal sole cocente prendiamo possesso delle rispettive camere. La doccia sembra quasi una liberazione divina , lentamente riprendiamo sembianze umane . Il Gian che da queste parti ( e non solo) è benvoluto è stato invitato ( e noi con lui) da un suo caro amico d’infanzia che risiede nella zona. Sandro ci tratta da veri ospiti e ci viene a prendere all’Hotel e ci porta a cena a casa sua dove la moglie Maria ha preparato un ottima cena . L’atmosfera famigliare è molto accogliente ed entriamo subito in sintonia con questa coppia ed il loro fanciullo . Partiamo un po’ contratti poi alla lunga, come dei veri fondisti viene fuori anche la nostra resistenza da tavola  e maciniamo le varie portate come abbiamo fatti con i km della giornata. Davvero un bel modo per terminare questa giornata che difficilmente scorderemo. Un brindisi finale, un sentito grazie per l’accoglienza, ed un arrivederci.

FIORENZO

domenica 20 novembre 2016

5. Buongiorno buona gente

Dopo una buona dormita, mi sveglio pronto per affrontare la quinta tappa. Nella confortevole camera che divido con il Gian ho dormito proprio bene; così non è per il mio compagno di stanza che ha l’aria sbattuta e stanca. Cosa c’è Gian gli domando, e lui: “Non mi hai fatto dormire!” ma come? mi è sembrato di aver passato una notte tranquilla. Tranquilla? ribatte lui: emettevi dei suoni che erano un misto tra un grugnito, un muggito ed un barrito!, poi degli scatti continui giravolte su te stesso una lotta continua con il materasso, ogni volta che riuscivo a prendere sonno arrivavano puntuali i tuoi sussulti notturni. No no, qui bisogna prendere provvedimenti stanotte stanze separate! Sono dispiaciuto di quello che è successo ma l’inconscio è inconscio…

Superato, speriamo, questo piccolo contrattempo ci ritroviamo per la solita colazione abbondante, quindi ritorniamo a Poggio Bustone davanti al monumento a Lucio Battisti. Facciamo alcune foto con lo striscione della nostra iniziativa (vedi sotto). Poi qualcuno, il più intonato – o il meno stonato – accenna alcune strofe de ”i giardini di marzo”, un altro momento toccante in cui per un attimo scorrono nella mente immagini ed emozioni personali.


Via si parte dopo un altro scatto dinanzi alla statua  di San Francesco ,posta a pochi metri di distanza,la posizione in cui è situata e l’atteggiamento  a braccia spalancate del poverello di Assisi sembra quasi che vogliano accompagnare e benedire il (nostro) cammino. Risaliamo nella parte vecchia del paese, transitiamo presso la porta ad arco detta del “buongiorno”, da cui secondo la storia entrò San Francesco salutando gli abitanti del luogo con un:”Buongiorno buona gente”. Lasciamo il paese percorrendo un sentiero in mezzo ai boschi in direzione del Santuario de la Foresta.

Mentre siamo immersi in questi sentieri a volte anche stretti ed impegnativi, scorgiamo dinanzi a noi un immenso zaino sulle spalle di una pellegrina ed avvicinandomi intuisco che è la donna che abbiamo già incontrato due volte nel nostro cammino (non c’è il due senza il tre!). Salutiamo educatamente, il Gian – che è quello dall’eloquio più sciolto – si sofferma un attimo chiedendo alla donna quale percorso stia facendo  e da dove viene. Lei risponde in un buon italiano dicendo che è austriaca e che sta completando da sola il cammino da Assisi a Roma. Le facciamo i complimenti e gli auguri per la riuscita del suo intento, che determinazione!

In alcuni tratti il sentiero sbuca su strade asfaltate e ci fa transitare per piccoli borghi, San Liberato è uno di questi con la sua bella fontana posta all’entrata del paese, anche gli abitanti del luogo ci danno il benvenuto mentre ci dissetiamo .La nostra tenuta non lascia dubbi: siamo sul cammino di Francesco  e parliamo volentieri del nostro progetto, questa è terra di Santi, ci dicono, ricordando San Benedetto da Norcia e Santa Rita da Cascia.

Riprendiamo la via dei boschi e  attraverso un susseguirsi di saliscendi raggiungiamo Cantalice, siamo nella parte inferiore del paese e per arrivare alla sommità del borgo antico dobbiamo risalire i 300 gradini indicati dalla segnaletica. Gianfranco, il cui ritorno ha dato un impulso di vitalità al gruppo, mette in dubbio l’esattezza dell’indicazione ed incarica l’Ing. Fabio di verificare: è l’unico che può contare fino a 300! dice con un sorriso ironico.  In effetti l’ng. ne conta 301, aveva ragione il Gian.Constatiamo che in pochi minuti abbiamo cambiato la nostra prospettiva, siamo alla sommità del paese e la visuale da quassù è notevole: ad est il massiccio del Terminillo ed a ovest la Piana Reatina.

Lungo il percorso mentre transitiamo in questi piccoli centri percepiamo l’aria domenicale: gruppetti di fedeli si recano in chiesa, davanti ai bar tavoli di persone impegnate in discussioni o semplicemente sedute a bere un caffè e godersi il meritato riposo del giorno di festa. Ancora colline vestite di ulivi allietano il nostro passaggio, quindi una salita nel bosco e finalmente la scalinata che porta al santuario de la Foresta.Un luogo dove soggiornò San Francesco, la  semplicità e l’ordine sono gli elementi che emergono al primo impatto. Il santuario oggi accoglie la comunità “Mondo X” per giovani sulla via del reinserimento sociale, ed è proprio grazie a loro che questo complesso è così ben conservato. Ci  offrono la possibilità di una visita guidata, purtroppo non possiamo dilungarci, però accettiamo di buon grado l’offerta del pane che producono (dietro un piccolo e meritato compenso). Ammiriamo gli orti e i giardini curati davvero in maniera impeccabile, tutto sembra in armonia. C’è un grande valore dietro questo lavoro: il valore del riscatto umano. Ci guardiamo e ne parliamo fra noi: siamo davvero in un luogo unico. La pace  e la serenità che qui regnano assieme alla bellezza della natura ispirarono, secondo la leggenda, San Francesco nella composizione de ”il cantico di frate Sole” e così piace pensare anche a noi. Lasciamo il Santuario soddisfatti , oltre alla bellezza abbiamo percepito anche la speranza, un aspetto di cui qualcuno più avanti ci parlerà “Non lasciatevi rubare la speranza” ( Papa Francesco).

Vediamo Rieti dall’alto, ancora pochi km di strade in discesa, siamo carichi. Il gruppo al completo gira meglio, tutto è più in armonia come un motore che gira perfettamente. Prima andavamo a tre come un automobile che balbetta un po’, ora andiamo a quattro,tutto è più bilanciato. Rieti è il primo ed unico capoluogo di provincia situato sul nostro cammino (Roma  a parte), una città di antichissime origini, ed è una scoperta davvero interessante per noi attraversare le mura medievali ed entrare nella parte vecchia della città: chiese, dapprima quella di San. Agostino, poi la cattedrale, il palazzo papale, il monumento a San Francesco, scorci veramente interessanti che fanno di questa città un apprezzata meta turistica. Percorriamo via Roma, attraversiamo il ponte sul fiume Velino e siamo di fronte ad un monumento di recente costruzione, è quello dedicato alla Lira. “Quando c’era Lei…” qualcuno commenta con una punta di ironica malinconia.

Siamo alla periferia della città, Fulvio il comandante è nell’area camper che ci attende  a poche centinaia di metri, siamo già oltre i 20 km percorsi, abbiamo bisogno di una sosta. Anche oggi ci siamo sincronizzati bene come un equipaggio collaudato: il quattro con. Un buon piatto di pasta ci ricarica di energie, anche se per ricaricarmi ci vorrebbe un bel pisolino domenicale. L a ripartenza è sempre abbastanza  traumatica, mi sento un po’ inchiodato,per fortuna è una sensazione che scompare dopo qualche minuto. Percorriamo l’antica via del sale (la Salaria) fiancheggiata da maestosi tigli che ci accompagnano e ci proteggono dal sole, al massimo della sua espressione estiva, fino a Maglianello Basso. Terminato questo provvidenziale viale siamo esposti come in una vetrina ai raggi solari, siamo a fianco di un torrente in secca, anche le nostre scorte di acqua sono in secca o comunque sono piuttosto calde. Camminiamo su strade immerse nella campagna, praticamente senza incontrare anima viva,e quando dinanzi ad un abitazione vediamo un giovane contadino intento a riempire una cisterna di acqua non ci sembra vero. Ci fermiamo e gli chiediamo se possiamo dissetarci, la nostra richiesta è accolta gentilmente e oltre a dissetarci ed a ripristinare le scorte d’acqua,ci soffermiamo a parlare con il giovane. Il discorso si sposta sul paese d’origine del Gian, Serravalle in Chienti, luogo che il nostro interlocutore conosce bene per avervi lavorato, con chi? Con Beppe, un cugino del Gian! Che combinazione. Ma tu guarda esclama il giovane e poi nel suo caratteristico dialetto:”Porta li miei saluti a Beppe e diielo che sono lu cumpare Andrea de lu povero Bruno, ma te rendi conto!” Immortaliamo il momento con una foto ricordo tra i due, il caso, la fortuna, o la mano di chissà chi…

Rinfrancati nel corpo e rallegrati nell’animo proseguiamo verso il ponte romano del  Sambuco, appena prima però facciamo un altro piacevole incontro, questa volta è un piccolo gattino ai bordi della strada che sembra volerci seguire allontanandosi pericolosamente dal cortile da dove è uscito. Dopo qualche complimento lo riportiamo da dove è sbucato allontanandoci velocemente. Deviamo nuovamente su strade sterrate sino a giungere al ponte romano del Sambuco, un reperto storico che testimonia l’ingegno e la grandezza dell’impero. Da qui risaliamo verso Ornaro Basso, la salita è dura per fortuna il sole inizia ad allentare la potenza dei suoi raggi, è un susseguirsi di saliscendi che rendono il percorso piacevole, ma lasciano qualche segno di stanchezza. Attraversiamo ancora un fitto bosco e mentre camminiamo in  questa selva sentiamo risuonare le note di una banda musicale, no non  abbiamo visioni o allucinazioni, dal borgo (Ornaro Alto?) sulla collina appena sopra  di noi vi è una festa paesana, le note risuonano leggere fino a disperdersi poco più avanti, è stato comunque un bell’accompagnamento. Questo bosco ci ricorda la foresta di Sherwood per la sua fitta vegetazione, certo qui non c’è Robin Hood, ma quando ci troviamo di fronte ad un ponticello piuttosto malandato,il dottore ed il geometra improvvisano una scena particolarmente divertente tratta dal film “L’armata brancaleone” di Mario Monicelli. Scena ripresa e documentabile: lu cavalcone, avanti in fila longobarda.  Grandi risate momento veramente esilarante. Lo spirito non manca certo ai nostri spazzorunners, anche nella fatica sanno tirare fuori la  forza per sdrammatizzare e trovare spunti di grande ilarità.

Ormai sentiamo vicino l’arrivo della tappa confortati dai cartelli segnaletici che indicano l’agriturismo Santa Giusta a pochi km, ancora uno sforzo ragazzi,dai che ci siamo! Raccogliamo le ultime energie e finalmente arriviamo a Borgo San Lorenzo, un tratto in discesa quindi una stradina di campagna ci porta all’agognata meta. Alla fine sono 41 km di saliscendi… pà mal. Un bel casale completamente ristrutturato posto su una dolce collina,il giardino  ed anche la piscina elevano la qualità del locale. Unanimi sono i complimenti per la scelta del soggiorno odierno, il geometra strizza l’occhio e dice “organizzazione Pasquinelli”. Il Gian ha ancora la voglia di fare un tuffo in piscina nonostante le mie turbolenze notturne. Io preferisco una doccia ristoratrice e l’applicazione di qualche rimedio miracoloso fornito dal dottore per il mio ginocchio sofferente. Siamo gli unici ospiti della struttura, quindi le attenzioni dei giovani gestori sono rivolte tutte a noi. Ceniamo nella veranda del locale, molto suggestivo e rilassante lo sfondo panoramico che abbiamo davanti. A tavola ci difendiamo bene, anzi attacchiamo. Come sempre piccolo resoconto della giornata e discussione sulla tappa successiva. Domani ci aspetta il “tappone”: 48- 49 forse più di 50 km, per intanto godiamoci la serata, ce la siamo meritata!

FIORENZO

lunedì 14 novembre 2016

4. Un tranquillo esaltante sabato italiano

Il risveglio in riva al lago è tranquillo e rilassato, il colpo d’occhio di cui godo dalla mia camera è veramente gradevole. Come si suole  dire “una vista da cartolina”. In effetti ci sono tutte le caratteristiche per fare di questa località una valida meta turistica per chi vuole serenità e paesaggi incantati. Camminare sul prato in riva al lago dà una sensazione di  benessere particolare, si potrà obiettare che di cammino ne facciamo già abbastanza e che sarebbe meglio evitare ulteriori passi, ma posso garantire che si è quasi attratti dal passeggiare in un contesto così particolare.
La colazione (molto robusta) che facciamo ci serve anche come momento di consultazione per definire il programma della giornata. Sarà una giornata di “svallamento”, infatti passeremo il confine tra Umbria e Lazio e supereremo la metà del nostro cammino.
Inoltre, e questo è il fatto più positivo, rientrerà con noi GianFranco (il geometra),che dopo le vicissitudini del post terremoto  arriverà in giornata. Sarà compito del comandante Fulvio andarlo a recuperare alla stazione di Terni. Siamo tutti contenti di riaverlo tra noi, il gruppo riprenderà la sua forma iniziale, si completerà con la coinvolgente carica positiva del “ Gian”.
Per oggi non abbiamo previsto il break a metà giornata sul camper,in quanto la tappa odierna sarà la più breve del cammino. Le guide parlano di un percorso impegnativo, non dobbiamo sottovalutare questo aspetto non sarà semplice neanche oggi visto il caldo che già si percepisce e le difficoltà altimetriche che sono evidenti dalle cartine.

Labro
Partiamo calmi e rilassati, camminiamo lungo le rive del lago, sembrerebbe un tranquillo sabato italiano… Notiamo diversi stabilimenti balneari che testimoniano l’attrazione turistica di questo piccolo lago ai più sconosciuto (me compreso). Transitiamo a fianco del centro CONI per il canottaggio, dove si svolgono raduni e gare. Il lago di Piediluco è stato scelto per le sue caratteristiche acque molto tranquille.
Dopo un breve tratto su una statale abbastanza trafficata giriamo a sinistra in corrispondenza di un antica fontanella molto rinomata in zona , infatti troviamo  alcune persone   ad attingere acqua da tale fontana. Ci piace ricordare che in questa località, Vocabolo Valle Spoletina, vi era l’antica dogana tra Stato Pontificio e il Regno di Napoli. Un viaggio questo che tra le sue caratteristiche ci porta anche a fare un tuffo nella storia, otre a quella del Santo di Assisi, stiamo facendo un viaggio nella storia della nostra nazione. E pensando che la nostra meta finale è Roma ci da il senso di quanta grandezza sia costellata la nostra patria.
Entriamo nel parco minerario di Buonacquisto (le miniere di lignite sono ormai abbandonate) proseguiamo dapprima su strade di campagna pianeggianti , quindi entriamo nel bosco salendo  in maniera repentina vero il paese di Labro che vediamo abbarbicato sulle rocce  sovrastanti. All’entrata del paese siamo ”accolti” da una monumentale fontana che fungeva anche da lavatoio, sembra proprio che questa fontana stia all’ingresso del borgo per accogliere e ristorare il viandante giunto fin quassù. Sostiamo qualche istante sul belvedere del paese a ”gustare”  il panorama sottostante. Ammiriamo la pregevole conservazione del piccolo paese in stile medievale, proseguiamo  il cammino alternando tratti su sentieri   a strade asfaltate immerse nella campagna . Attraversiamo piccoli gruppi di case che sembrano quasi sparse su queste colline  a presidiare e custodire il territorio. Decidiamo di fare una breve  sosta per un piccolo spuntino e fare rifornimento di acqua. Casualmente e fortunatamente troviamo anche un bar sul nostro cammino e quindi ne approfitto per fare rifornimento di acqua, mentre mi sto servendo dal frigo del locale non so resistere al richiamo di una birra (tipo famiglia) piccola trasgressione di  cui la nostra dietologa (la dottoressa Mulas) non sarà molto d’accordo…   i miei compagni si però!
Sono pochi  i pellegrini che stiamo incontrando nel nostro cammino e sono quasi rallegrato nel vedere una giovane donna  giungere quasi contemporaneamente a me nel  bar dove sono appena entrato , ha veramente l’aria  di chi sta interpretando questo cammino con grande determinazione, fa caldissimo  è da sola e munita di uno zaino importante, complimenti mi vien da pensare, un saluto che sarà un arrivederci.
La piccola sosta ci rimette in sesto (sarà la birra?) si  sale su strade bianche che accarezzano i profili di queste colline, all’orizzonte un susseguirsi di monti e valli su cui si perde lo sguardo. Però si sale, e quanto si sale!, ogni tanto per nascondere le difficoltà del percorso vado un pochino in avanscoperta ed incito i miei compagni con un : “dai che spiana!” in realtà non spiana quasi mai però è uno stimolo mentale che ha dei risvolti positivi.

Il faggio di San Francesco

Finalmente giungiamo ad  una croce dove vi è la deviazione per il faggio di San Francesco, deviazione doverosa  vista la  storia leggendaria di questo maestoso albero. Infatti si narra che San Francesco si riparò durante un temporale sotto i rami del faggio che si piegarono a forma di ombrello come a volerlo proteggere. Si tratta veramente di un luogo  unico,  la particolare conformazione dell’albero con i suoi rami secolari  contorti ne danno una connotazione assolutamente tipica. Pare quasi sia  li a volerci parlare e narrarci tutto ciò che è successo nella sua lunga vita .In effetti ci sembra molto bella la” preghiera del vecchio faggio” che leggiamo in un grande cartello posto ai piedi dell’albero. Si tratta di un luogo mistico in cui ognuno (credente o meno) è portato a fare una riflessione sul senso della vita e sulla bellezza del creato.
Molto soddisfatti di questa visita risaliamo fino a giungere  alla sommità del monte  dove è posta una graziosa chiesetta  da qui partono i diversi sentieri noi seguiamo quello per Poggio Bustone. Seguiamo le indicazioni del cammino di Francesco e scendiamo  in mezzo a boschi , alternati  da tratti su terreni rocciosi , ad un certo punto scompare la segnaletica . Capiamo comunque che dobbiamo ancora scendere in effetti dopo alcune centinaia di metri troviamo indicazioni del CAI , proseguiamo con qualche dubbio anche se non ci sono alternative. Quando il sentiero sbuca su una strada asfaltata e vediamo le prime case del paese siamo ancora incerti sull’identità di tale paese , ma quando vediamo il cartello “ i giardini di marzo” capiamo che siamo a Poggio Bustone… Tu chiamale se vuoi   Emozioni …
Poggio Bustone è noto ai più (me compreso) per essere stato il paese natale di Lucio Battisti,indimenticato cantautore , vera e propria icona della musica leggera italiana, le sue canzoni hanno accompagnato diverse generazioni , ed anche noi “ ragazzi degli anni ‘60”ne conserviamo ricordi indelebili.  È con rispetto e rimpianto che ci fotografiamo a fianco del monumento a Lui dedicato … grazie Lucio!
La tappa sarebbe terminata, e si perché in realtà dobbiamo ancora raggiungere l’agriturismo prenotato per trascorrere la notte . Roberto contatta i gestori  i quali  ci dicono  che possiamo raggiungerli in 10-15 minuti . “Semo lì andò spiana” queste le parole della titolare , ci guardiamo un po’ stupiti ,il paese è situato su una collina a 756 metri sul livello del mare la pianura che vediamo sottostante a occhio dista almeno due km , vabbè dai andiamo tanto è discesa.. Durante la discesa  incrociamo per la seconda volta  la pellegrina incontrata al mattino la riconosco da lontano è veramente enorme lo zaino che porta sulle spalle, sicuramente ha percorso un sentiero diverso e più facile del nostro , un secondo saluto ammirato  che non sarà l’ultimo . Terminata la discesa( 2,5km) cerchiamo la località Pescatori dove si trova la nostra meta finale , e sorpresa mancano ancora almeno 3 km. Ma che metro usa la signora dell’agriturismo?  6 km in 15’ non riesce a percorrerli neanche l’attuale primatista mondiale dei 5000 metri in pista!
Vabbè ormai è fatta ci siamo , arriviamo nella graziosa cascina perfettamente ristrutturata, piuttosto provati ma comunque soddisfatti anche la quarta è andata . la signora tenta quasi di giustificare il suo piccolo? Errore di valutazione dicendo: “questi sò allenati checcevò?”
Quasi in contemporanea a noi arriva il camper con il comandante ed il nostro ideologo GianFranco (il Gian) grande festa per lui abbracci fraterni e commossi. Ci siamo ci siamo!
Prendiamo possesso delle rispettive camere, e dopo una doccia ristoratrice e  qualche  applicazione di pomate miracolose del Dottore siamo pronti per la cena . In realtà la struttura odierna è dotata di cucina ma non serve pasti, ma gli Spazzorunners  non si perdono d’animo e si trasformano cuoco-runners, preparando una deliziosa cena nella veranda dell’agriturismo. Io al massimo posso stappare qualche bottiglia. In questa atmosfera di ritrovata unità del gruppo saziamo i nostri appetiti e  tracciamo il bilancio della giornata ed  esaminiamo il percorso della domenica. Concludiamo la serata con un brindisi al ritorno del Gian la sua spinta ci mancava bentornato!
 Termina così un tranquillo (non direi..) esaltante sabato italiano.

FIORENZO